IL MANIFESTO del 03 Novembre 2006
Le donne alla politica: «Uscite voi dal
silenzio» Violenza sessuale: no delle
donne milanesi all'inasprimento delle pene previsto dalla ministra
Pollastrini Manuela
Cartosio Milano Non sono mai state zitte le donne che da un anno si
riuniscono in assemblea alla Camera del lavoro di Milano. Ma il logo
«Usciamo dal silenzio» ha portato bene, evoca l'enorme e splendida
manifestazione del 14 gennaio per la libertà femminile, e se lo
tengono stretto. Ieri hanno spedito una lettera che rovescia quello
slogan: Uscite voi dal silenzio. Il «voi» sono i destinatari:
Quirinale, palazzo Chigi, presidenti delle camere, ministri, gruppi
parlamentari, giù giù fino a palazzo Marino. Istituzioni e politica,
maschili o falsamente «neutri», sono sollecitati a prendere «parola
pubblica» sulla violenza di genere. Non quella - precisa subito la
missiva a scanso di equivoci - che si spende con facilità,
pressappochismo e falsa coscienza nelle «emergenze estive»
sbandierate dai media, per i quali uno stupro diventa notizia se il
violentatore è straniero. La parola pubblica che si esige è quella
che mette al centro dell'agenda istituzionale e politica la
questione della violenza. «La sua assenza o inadeguatezza è lo
specchio della distanza tra la politica e la società». Una
distanza che continua a esistere se, dieci anni dopo l'approvazione
della legge sulla violenza sessuale, sono ancora soltanto le donne a
farsi carico di questo tema, forzosamente schiacciate nel ruolo di
«vittime». La violenza in tutte le sue gradazioni, dallo stupro alle
molestie, sta dentro il rapporto tra gli uomini e le donne, tanto
nella loro relazione intima quanto sulla scena pubblica. Per questo
«richiede la parola di entrambi». La violabilità del corpo delle
donne sta dentro «tutte le storie». Istituzioni e politica devono
nominare questa infamia originaria, rifuggire dalla «facile
scorciatoia dello scontro di civiltà». Il tema caldo e problematico
del multiculturalismo, ben più vasto della polemica velo sì-velo no,
torna più avanti nella lettera: «Condividere i principi
costituzionali e l'idea della libertà femminile, che ha principio
nell'inviolabilità dei nostri corpi, è il cammino di cui ci sentiamo
protagoniste insieme alla donne straniere che nel nostro paese
devono essere padrone di se stesse. In questo percorso ci saranno
difficoltà e contraddizioni, ma non devono costituire un alibi per
occultare dietro lo scontro di civiltà il nodo conflittuale del
rapporto tra i sessi che attraversa invece tutte le
culture». Fatta questa ampia premessa generale, la lettera si
occupa del contingente: l'Osservatorio sulla violenza di genere,
progettato dalla ministra alla pari opportunità Barbara Pollastrini;
il disegno di legge che inasprisce le pene per i reati di violenza
sessuale presentato a breve dalla ministra in coppia con Amato.
«Usciamo dal silenzio» promuove con riserva il primo e boccia il
secondo. Se l'Osservatorio sarà «un luogo delle donne, delle loro
competenze, delle associazioni delle donne italiane e straniere»,
bene. Se invece sarà «luogo di rappresentanza delle comunità
nazionali o religiose, incontro tra esperti fintamente neutrali», ne
facciamo volentieri a meno. In uno dei tre allegati alla lettera, le
donne giuriste definiscono «assolutamente inutili» i ventilati
aumenti delle pene detentive. Meglio allargare il ventaglio delle
pene «accessorie», in particolare di tipo «interdittivo».
Improponibile, aggiungono, l'obbligatorietà del giudizio per
direttissima. E' incompatibile da un lato con la procedibilità a
querela (azzera il tempo che la donna ha a disposizione per decidere
se denunciare o no la violenza subita), dall'altro con le indagini e
le perizie che spesso si rendono necessarie per questo tipo di
reati. L'allegato sulla «Città vivibile per le donne» è
ovviamente pensato per Palazzo Marino e per la signora che lo
governa. Contiene comunque sagge indicazioni per tutti gli
amministratori locali, convinti a prescindere dal colore politico
che «sicurezza» significhi più telecamere, più forze dell'ordine a
pattugliare il territorio, fino alla demenziale idea del pulsante
antistupro sulle colonnine dei semafori. Le donne milanesi
dimostreranno di non avere paura, di non essere vittime, la notte
del 25 novembre, giornata istituita dall'Onu contro la violenza
sulle donne: si riprenderanno la Stazione centrale. Troverà
l'ascolto che merita la lettera delle donne milanese? Il momento -
finanziaria e pensioni - non è dei più propizi. Ma se anche tutto
filasse liscio come l'olio nel centrosinistra, l'ascolto maschile
non è assicurato. Il basso numero di ministri donne (relegate in
dicasteri «femminili» di cura e assistenza) certifica che persino
sulla rappresentanza, una cosa tutto sommato «semplice», si va
indietro invece che avanti. Mettiamola così: un signorile messaggio
di Napolitano e una risposta intelligente e forbita di Bertinotti
non basteranno a soddisfare le donne di «Usciamo dal
silenzio».
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